mercoledì 14 giugno 2017

Governo pro banche?


Atto Camera

Mozione 1-01596

presentato da

SIBILIA Carlo

testo di

Martedì 11 aprile 2017, seduta n. 778

  La Camera, 
premesso che: 
l'anatocismo, ovverosia la così detta applicazione degli interessi composti, è vietata dall'articolo 1283 del Codice Civile. Le banche da decenni, nonostante i vincoli normativi, hanno applicato l'anatocismo – in sede di erogazione del credito – in modo molto diffuso. Numerose sono state le iniziative giudiziarie poste in essere dalle associazioni dei consumatori – tra cui l'Adusbef – che hanno condotto a clamorose condanne degli istituti di credito; 
l'articolo 1, comma 629, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, ha provveduto alla modifica dell'articolo 120 del testo unico di cui al decreto legislativo 1o settembre 1993, n. 385 (Testo unico bancario) rendendo illegittima ogni prassi anatocistica a decorrere al 1o gennaio 2014; 
l'articolo 17-bis, comma 1, del decreto-legge 14 febbraio 2016, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 2016, n. 49 ha modificato nuovamente la formulazione del suddetto articolo 120 del testo unico bancario. Con il combinato disposto della nuova formulazione dell'articolo 120 ed il decreto ministeriale 3 agosto del 2016 emanato dal Ministro dell'economia e delle finanze in qualità di presidente del Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio è stato consentito l'addebito di ulteriori interessi passivi a decorrere dal 1o ottobre 2016; 
nell'intervallo temporale tra il 1o gennaio 2014 ed il 30 settembre 2016 diverse banche puntualmente condannate in sede giudiziaria – nonostante il divieto normativo hanno continuato ad applicare interessi anatocistici. Il volume di interessi composti applicati nel suddetto intervallo di tempo è stimato tra i 6,7 miliardi di euro ed i 7,8 miliardi di euro. La Banca d'Italia, doverosamente informata dalle associazioni dei consumatori presenti nel Consiglio nazionale consumatori ed utenti (CNCU) invece di esercitare la potestà prevista dall'articolo 128-ter del Testo Unico Bancario «inibire ai soggetti che prestano le operazioni e i servizi disciplinati dal presente titolo la continuazione dell'attività, anche di singole aree o sedi secondarie, e ordinare la restituzione delle somme indebitamente percepite e altri comportamenti conseguenti» non è intervenuta assumendo una posizione che potrebbe configurare, a parere dei firmatari del presente atto una eventuale omissione di atti di ufficio e condurre anche alla revoca del governatore della Banca d'Italia ai sensi del comma 8 dell'articolo 19 della legge n. 262 del 2005; 
da fonti stampa si apprende che l'Adusbef abbia presentato un esposto alle Procure della Repubblica competenti territorialmente al fine di accertare: 
se sotto il profilo degli omessi controlli e della mancata vigilanza non si configuri il reato ex articolo 328 c.p. (Rifiuto d'atti d'ufficio. Omissione); 
se dal tenore letterale delle notifiche ed istanze formalizzate dagli istituti di credito non si configurino i reati ex articolo 640 c.p. e seguenti nonché ex articolo 646 c.p. (appropriazione indebita); 
se la responsabilità penale eventualmente accertata non possa essere stata di ostacolo alle funzioni di vigilanza della Banca d'Italia e della Consob configurando, altresì, il reato ex articolo 170-bis decreto legislativo n. 58/98, nonché altri eventuali illeciti penali come rubricati nel decreto legislativo n. 58 del 1998; 
da fonti stampa si apprende che l'Adusbef abbia evinto un indebito lucro – per i fidi alle imprese – di 2.410 miliardi di euro dal 1o gennaio 2014 al 31 ottobre 2016 (ossia 811,830 mld di euro nel 2014; 808,338 nel 2015; 790,085 miliardi di euro tra il 1o gennaio ed il 30 settembre 2016), di 34,33 euro ogni 1.000 euro di scoperto, quindi una somma da rimborsare o compensare, approssimata per difetto, tra 6,7 e 7,8 miliardi di euro,

impegna il Governo:

1) ad assumere ogni iniziativa di competenza, anche di carattere normativo, al fine di: 
a) rendere improcedibile l'iscrizione nel sistema della centrale dei rischi del debitore che abbia presentato un'istanza di mediazione finalizzata al risarcimento dei danni per usura ed anatocismo ovvero finalizzata alla compensazione dei danni da usura ed anatocismo con il debito residuo; 
b) introdurre sanzioni amministrative per gli istituti di credito che in sede giudiziaria siano stati condannati per anatocismo pari al triplo dell'interesse anatocistico addebitato al cliente; 
c) rafforzare il regime sanzionatorio penale in materia di usura da applicarsi anche ai componenti degli organi di amministrazione e controllo degli istituti di credito, prevedendo l'estensione della rilevanza penale anche ai casi di anatocismo; 
d) disporre che gli interessi periodicamente capitalizzati non possano produrre interessi ulteriori che, nelle successive operazioni di capitalizzazione, potranno essere calcolati esclusivamente sulla sorte capitale. 
(1-01596) «Sibilia, D'Uva».

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